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domenicale, come da troppo non succedeva, mattiniero, come mi succede sempre più spesso, inforco l'Imenottero Nero, nuovo mezzo di spostamento primaverile, e buttando fuori olio e benzina in una nuvola azzurra, mi godo la circonvallazione. Sono pensieroso. Adoro la domenica mattina in centro. Mai me ne andrei da Milano. Questa è una lettera privata ad un amico, forse una delle persone più belle. Domani segna sul calendario, matita rossa alla mano, il suo ultimo giorno di lavoro dipendente. Mi sono goduto i mesi di preparazione, da amico che ascolta, ma anche da una prospettiva più alta: da venditore come lui. Proprio ieri sera, ristorante di pesce, tavolata allungata: ancora Ikea a condurre il gruppo. Tra le facce note un simpatico ritorno. Eravamo compagni di scuola. Uno "splendido", tipica razza milanese. Il giusto incrocio tra caricatura e realtà. Si chiacchera, tra una portata e l'altra. Ho la fortuna di sedere vicino al mio più vecchio amico, e di ridere insieme a lui. Lo Splendido chiede che lavoro faccio, normale conversazione. Rispondo come sempre: vendo. Qualsiasi cosa. Vendo. Punto. Ripropongo la domanda, più per cortesia che per interesse. Risponde: faccio pubbliche relazioni per una società finanziaria. Beh, bene. La serata procede, il pesce è ottimo. Si ride e si chiacchera. Tra un racconto è l'altro si scopre che lo splendido in realtà vende polizze di assicurazione e finanziamenti. La cosa mi fa sorridere: assomiglia ad Aldo Giovanni e Giacomo davanti a Marina Massironi che spiegano il loro lavoro... Vergogna? Beh, da domani potrai dire anche tu di fare pubbliche relazioni. Per lo Stato. Diventerai uno dei maggiori finanziatori dello Stato, lavorando sei mesi per te e sei per il popolo. Euro più euro meno. Potrai "scaricare", che è una cosa che fa davvero figo. Che poi li spendi lo stesso ma scarichi, ha tutto un altro sapore. Ma la cosa più importante è che continuerai a fare il lavoro più bello che ci sia: venderai. Qualsiasi cosa, in qualsiasi modo, fai parte della categoria più sincera eppure più maltrattata. Anche un avvocato vende i suoi servizi, ma non si dice. Tu sei più diretto. In mezzo alla strada. Per me fai bene, e se hai il culo stretto come uno spillo è perchè è un salto nel vuoto. Ma a quanto pare ne vale la pena. Ogni settore ha i suoi venditori. Esteticamente diversi. Prendi gli immobiliari, tostati sotto una lampada con il nodo della cravatta grosso come una tovaglia. O i gessati grigi degli informatori farmaceutici. E le golf 1.9TDI dei consulenti bancari? Sono tutti venditori, ma c'è chi è più consapevole di altri. La partita è tutta da giocare, l'affare da fiutare, il cliente da spremere, le trattative da chiudere, il budget da raggiungere, il target da rivedere. Vendere, da non confondere con amare, ma da usare per vivere.
E' quasi un peccato rovinare l'ultimo post di questo blog. E soprattutto rovinarlo per le pagelle di una serata qualsiasi. Peccato, è la prova che anche in organismi cosi semplici da avvicinarsi alle meduse come il Presidente scorre del sangue... peccato.. Lo faccio con amarezza, perchè la primavera arriva per tutti, daccordo, ma la voglia di amare è forse il sentimento più alto. Però lo devo fare: così inizio proprio da lui. Lamenta qualche problema cardiaco, si appoggia sui capelli interi vasetti di gommina per paninari, ma nonostante tutto si conferma come punta stellata, soprattutto per la maglietta: voto (alla maglietta) 7,5. Inevitabile passare al vero protagonista, lui, l'uomo in grado di risvegliare istinti omicidi anche in una suora, lui, l'uomo che per esprimere un concetto impiega un giorno solare: l'Ignorante, che, per chi fosse all'oscuro, si è anche laureato. Pronto per il mondo della disoccupazione e dello sfruttamento, inizia a leccare il culo ai potenti e si veste da ciellino, in piena sintonia con l'ambiente accademico. Gode di un sorriso disteso, comprensibile dopo la prova emotiva. Siamo amici da tempo, e l'ho conosciuto che già stava scrivendo la tesi. Per la serata ci offre anche una sua versione geneticamente modificata: suo fratello. Naso da pugile, vestito da fan di J.Ax, il fratello ci fa rendere subito conto che i genitori volessero riparare ad un errore. Voto di famiglia: 8 (centesimi). La restante parte di famiglia è al completo, manca solo il Teo, di cui qualcuno comincia a portare in giro immaginette e santini. L'organizzatore del tutto è Ikea (che sarebbe Checco, che ormai assomiglia a un armadio a tre ante di mogano scuro). Il posto lo sceglie lui. E quando sceglie lui siamo sicuri: palestrati, zarri vestiti a domenica, pettinatini, fighette, palestrate. Voto: 6 (nel senso che 6 sempre lo stesso). Crine. Solo il nome. Assomiglia alla sindone da quanto è sbiadito e stropicciato. Causa tre ore di lavoro continuato è distrutto. Balla in giro tra un gruppetto e l'altro, spaesato si rifugia vicino al tavolo del privee, unico posto dove si sente a casa. Voto: 6,5. Cinzia e L'Ambasciatore arrivano con il ritardo che ormai fa da marchio di certificazione, tazzano come tirolesi, ballano, ridono, etc etc. Tutti aspettano almeno una tirata di capelli, ma niente. Lasciano la platea all'asciutto: voto 6,5. Inghiottita da un tostapane che la ributta fuori pettinata come una fetta biscottata arriva anche la nostra slava di punta, Maia. Sempre tenera, mai spigolosa, voto: 7. Rabdomanzia e cartomanzia sono giochetti da ragazzi per l'amico del Mare. Presente nelle occasioni importanti, rilassato come avesse fatto due chilometri in bicicletta, guarda la gente di città che si diverte. Ogni tanto sofferma lo sguardo su un paio di tette, per sport: Paccianico, voto 7. Grande ritorno a sorpresa per la Pantera del Ribaltabile, meglio conosciuta come Cucinotta. Di una bellezza abbagliante, un faro nelle tenebre, si ma con tutto il cofano intorno. (scherzo) voto: 6. C'è anche il Set di Amiche della Signora. SimonaEricaFrancesca, compatte si muovono a formazione, osservano con pietà il Crine, ma nessuno può dar loro torto, e fanno compagnia alla Signora durante i miei approvvigionamenti al bancone. Proprio in uno di questi mi guadagno la pagella. Mi infilo tra un Vaccone Semi Rifatto e il suo Accompagnatore: un negroide alto due spanne più di me. Mi infilo in modo innocente, solo per raggiungere l'alcool. Ma mi trovo nel posto sbagliato al momento sbagliato: il Vaccone piazza una mano sul pisello del Moro. Ma non si accorge di aver sbagliato mira. Mi tira una strizzata che mi fa supporre che sia in grado di violentare un cavallo. Credo che si sia accorta da sola del malfatto, ma potrebbe anche essere caduta in una crisi di aspettative. Questione di centimetri, ma non solo: signore come lei si pagano in strada. Non contento esco per pisciare e vengo assalito da un napoletano che fa il consulente finanziario. Vuole diventare il mio consulente, ma non sa che le mie finanze hanno poco da essere consultate. Mi godo una rissa e torno dentro. Tutto sommato mi sono divertito. Voto 7,5, cumulabile con quello della Signora, troppo stanca per entrare in competizione con il vaccume locale. Ha ragione il presidente, un voto alto alla serata. Sempre bello stare insieme. Solo un filo di amarezza, perchè anche se sono fidanzato provo un simpatico sussulto, che assomiglia a un conato di vomito, nel constatare quanto più si vada su con gli anni più si scenda con lo stile. Solo l'ennesima prova che il soldo non è sinonimo di stile. Altro che amore, caro presidente. Qui c'è bisogno di fortuna... o di naso.. e lì mi sembra che noi due non si manchi di dotazione... per fortuna!
Lo sapevo. Fa ancora freddo, ma anche quest’anno è quasi finito…l’inverno. E’ quasi finito e come sempre niente da fare. Ogni autunno mi riprometto di trovare una “morosa” per passare i mesi freddi in tranquillità, serate tranquille e pochi sbattimenti, ma per l’ennesima volta niente da fare. Non cerco mai qualcosa di veramente serio, quello deve arrivare da solo, piuttosto un “amore” a tempo determinato che finisca con l’alzarsi della temperatura senza lasciare strascichi dolorosi per ambo le parti. Non ci sono riuscito neanche questa volta.
Vorrei amare. Voglio amare. Ma amare per me significa darsi e non posso deciderlo a priori. Sono confuso. Tendo a fare confusione. Gli ormoni mi confondono. Confondo il darsi con il voler ricevere. Ricevere significa soddisfare necessità, desideri, sfizi. Serve!…ma dura poco. Raramente sento di darmi. Quasi sempre però succede con chi ha bisogno di ricevere. E’ un casino. Penso agli anni passati. Penso e mi rattrista vedere quante “belle persone” ho frequentato senza essere in grado di amare…ma non rimpiango. Non posso farlo. Non potevo decidere. Lo avrei dovuto sentire, ma non è successo.
Non sono meschino. Non prendo in giro mai nessuno. Non mi piace farlo, perché non mi piace sia fatto a me, ma nonostante ciò ho fatto soffrire. Ho fatto soffrire, ma ho anche sofferto. E’ difficile essere chiari in queste cose. Quella che per me è solo una scopata spesso viene interpretata diversamente…confondo anche io a volte. Grande serata, grande recita di galanteria, qualche giochino, un po’ di petting, leggero prima, pesante poco dopo, sesso…e poi, nella migliore ipotesi qualche coccola, altrimenti il soffitto da analizzare rifiutando elegantemente ogni tipo di atteggiamento troppo sentimentale. Che tristezza! Dico così…ma capiterà ancora. Mi conosco. Mi piace fare sesso, buon sesso…e cerco, se possibile, di non farmene mancare. E’ una droga, la mia preferita. Niente a che vedere col vero amore…quello sì che è una figata! Mi riempio dell’altra persona. Non chiedo niente, l’unica preoccupazione è dare, dare, dare; ogni cosa ricevuta è inaspettata e di valore inestimabile. Per un intenso abbraccio posso camminare a 1m dal suolo per ore, giorni. Che figata! Mi manca. Mi manca anche se a tratti è una sensazione che ho provato solo pochi mesi fa’. Probabilmente con chi voleva ricevere però! I ruoli talvolta si invertono. E’ difficile accetarlo. Lo devo fare comunque.
L’amore arriverà. Arriverà per tutti. Dicono così. Arriverà e non sarà solo 3cm/15cm ad intermittenza…sarà profondo e costante. L’intermittenza rappresenterà solo una forma (tra le mille) per esprimerlo. Sarà bello. Sarà intenso. Sarà bello e intenso. Ho tanto da dare, o almeno credo fino a prova contraria, ma rimane da capire a chi. Se hai tanto da dare ma non lo puoi fare, ti rimane tutto dentro. Se qualcosa rimane tutto dentro senza trovare una via d’uscita crea pressione…è una legge fisica. Ho capito! Non farò nessun esame medico. 140 di massima e 90 di minima non mi preoccupano più, anche se ho solo 26 anni e sembrano essere valori fuori norma. Andrò a dirlo alla mia Dottoressa. Non sarò felice, ne innamorato, ma di sicuro ora sono meno preoccupato per la mia salute. Passerà!
PS I miei più grandi complimenti al neo Dottor Ignorante nonché neo disoccupato, e un grazie a tutti per il fantastico venerdì all’Old Fashion. Voto alla serata e a tutti i suoi interpreti: 8 (il Franz perdonerà l’invasione nelle sua rubrica).
Sono un reduce. Ritorno. Ma inizio il racconto dall'andata. Milano - Reggio Calabria 10 ore, con levataccia inclusa, sole primaverile in omaggio, furgone prossimo alla fusione, 13 autovelox sfiorati, 12 sigarette, 3 caffè, 2 pieni con pisciata, 1 litro d'acqua, 1/2 di spremute, due brioches e un dolorino alla schiena stile over 50. Non è colpa mia se più che un racconto sembra una ricetta, nulla si può aggiungere. Arrivo a Rosignano in pieno pomeriggio. Il paese è in pieno stile tunisino, con una casa su due abusiva, una faccia su due da galera, e un incrocio su due fatto con la consapevolezza di avere tutti gli occhi addosso. Albergo Vittoria, in perfetta ambientazione Abusiv, con muri a intonaco dubbioso, persiane chiuse da troppo e parcheggio fatto quando la macchina più grossa era la 126 turbo. L'occasione di tutto ciò è un Open House. Che non è una discoteca. E' un modo educato per dire che si passa il week end a lavorare in posti variabili tra l' inculoalmondo e alla finedelcielo. Obbiettivo: sfondare il mercato calabrese. Per l'occasione si mobilita un perfetto spaccato della classe imprenditoriale del nord, decisa ad esportare la new technology in un posto dove sarebbe già un successo se prendesse il telefonino. La camera da direttamente sul mare, a detta della pachidermica signora dietro al banco. Per i miei occhi da su una spianata di villette abusive. Il mare lo si immagina. Meglio così. I due giorni passano spediti, tra le solite 25 frasi fatte davanti allo stand, le 36 strette di mano a facce sconosciute, mangiate pantagrueliche in stile calabrese (la cosa meno piccante era il vino) e fine serata in reception insieme al resto del Nord Produttivo. C'è un vasto campionario di venditori: dal Marocchino da Bancarella al Figlio di Puttana Incallito, passando per il Trafficone fino al Laureato in Marketing. Tutti fanno il loro mestiere, compreso un simpatico terzetto di giapponesi dall'età indefinita, che maneggiano telecamere e monitor come antichi sacerdoti alle prese con il Graal. Giusto il tempo di smontare, imballare, etichettare e ripartire per l'ora di cena. Tappa prevista: Orvieto, poco sopra Roma, per nottata in motel da rappresentante con tanto di colazione di gruppo e arrivo in ufficio senza che nessuno abbia percepito la tua assenza. In verità perdiamo di vista l'aspetto più importante: quello che ci aspetta è un viaggio nello scibile umano. La Salerno-Reggio non è un autostrada, ma un percorso di vita. Si parte con una splendida stellata costiera, ci si imbuca in un cantiere da 200 Km, corsia unica, infilati tra un tir e un pullman. Si chiacchera, si ride, si telefona. l'ora del primo caffè coincide con l'arrivo tra le prime montagne. Lo spettacolo è garantito. Neve ovunque, con particolare attenzione al manto stradale: assomiglia più a una pista di montagna che a un'autostrada. Mi adeguo allo stile boy scout e porto il furgone in prima. Ogni tanto metto la seconda per ricordarmi di non morire. Un cartello avvisa, o forse minaccia, che mancano 260 km a Salerno. La matematica diventa una opinione, non si fanno calcoli di tempo. Arrivo a un ottimo livello di tolleranza proprio nel momento in cui mi trovo davanti l'autostrada sbarrata. Per una manifestazione. Per solidarietà a priori con i manifestanti non commento a voce alta, ma immagino le loro mogli impegnate in scene hard con discreti mori superdotati. La deviazione procede verso le montagne. Statali anonime, Italia agricola e sconosciuta. Qui se ti fermi e chiedi se è arrivata Fastweb ti dicono che hanno solo l'Averna. Ci si ferma anche per una breve pennica nel nulla totale. Si riparte con una nuova deviazione. La deviazione della deviazione. La deviazione al quadrato. Tento di tenermi sveglio con delle domande a trabocchetto, ma per stanchezza mi svelo le risposte. Il gioco del quiz truccato mi fa compagnia fino ad Avellino. Che sapevo esistere solo per le figurine dell'album panini. Qui si torna in autostrada. Sono le tre di notte. Orario in cui fermarsi o andare avanti non fa nessuna differenza. Vado avanti fino alle lacrime. Mi fermo in un area di sosta. Mi addormento nel furgone. Fuori piove e fa freddo. Dormo quelle ore giuste giuste per riuscire a ripartire. Piano piano Roma. Poi Perugia. Quasi Firenze. L'Appennino sotto la neve è un gioco da ragazzi. Bologna, mi sento a casa, Modena, Reggio Parma Fiorenzuola Piacenza. A Lodi sono arrivato. 17 ore di navigazione. Arrivo in ufficio giusto tre minuti prima dell'appuntamento. Finisco che sono le sette e mi metto in macchina per casa. Ingorghi da città. Parcheggio di traverso su un marciapiede. Entro in casa e capisco di avere fatto molto di più di un Open House. E' stata un'Ipotesi di Complotto. Trovo carino aggiungere, senza riuscire a trattenere un sospiro di sollievo, che è successo tutto veramente.
Virtuosi!!?...è finalmente in edicola: “INTAGLIA IL TUO COPRIWATER”!Dedicato a tutti gli appassionati d’arredamento, ma non solo, con questi 196 fascicoli ( ne trovate 49 ogni settimana ) potrete pian piano scoprire l’arte dell’intaglio e arricchire la vostra stanza da bagno con un pezzo unico e d’alta classe!Per sentirsi dei VIP non dovrete più spendere cifre da capogiro per banali vasche idromassaggio, ma basteranno solo pochi EURI alla settimana e “quei momenti lì” diventeranno ulteriormente un piacere a cui sarà difficile resistere!Ricordatevi di prenotare subito la vostra copia dall’edicolante di fiducia…compilando la cartolina che vi verrà consegnata potrete anche partecipare al concorso “CAGATE INSIEME ALL’IGNORANTE” e...se sarete estratti...vincere una fagiolata a casa del vostro idolo, che vi intratterrà con numerosi racconti di vita immaginaria e frasi fatte di vario genere!…e non dimenticate: “L’ARTE DI SCOPARE” già in edicola dal 07 febbraio 2005, richiedete subito i numeri arretrati!
“INTAGLIA IL TUO COPRIWATER” e “L’ARTE DI SCOPARE” sono fantastiche idee “EDIZIONI DEL CATS’O”!

Forse, in un giorno pari in fondo dispari, la mia abilità che non ha pari, mi porta a godere delle disparità dell'etere. in pratica forse ma forse si riesce finalmente a pubblicare le foto. come se tornasse la luce dopo un black out... certo che se aspettavamo il resto della redazione... La foto in questione è un omaggio a tutti i praticanti del canuzzo: è estratta dal manuale "Ipotesi di Canuzzo" di I. Ra, 2003-2004 Ed. Icio Canuzzo. Si tratta di un raro documento fotografico che ritrae il Canuzzo Automobilistico ( conosciuto in gergo come Canuzzo a Cofano). Tale Canuzzo è purtroppo soggetto alla legislazione locale ed è quindi da considerare praticabile alternatamente: in giorni pari si può praticare con donne di taglia pari ( 2° 4° 6°). Viceversa per i giorni dispari. Sono esenti gli ignoranti, che essendo razza a rischio di estinzione possono canizzare in libertà. Omaggio spensierato alla mia Signora... senza nessun riferimento... o accanimento.
Sono dispari. Non solo, sono tutto dispari. Tutte le cifre della mia targa sono dispari. Per restare in sintonia mi punto la sveglia ad un orario dispari. Decido per le 6.51. Mi sento più allineato nella grande battaglia per abbattere quella simpatica nuvola grigia che aleggia, come ogni inverno, sopra casa mia. Mi alzo con il piede sinisto, che mi sembra il più dispari dei due. Non uso deodoranti che buchino l'ozono, anzi taglio la testa al toro e non mi metto nemmeno il deodorante. Mi lavo i denti senza lasciare che l'acqua scorra. Risparmio acqua. sono indeciso se prendere la macchina o andare a piedi. Sono in piena sintonia con il mondo delle sequoie centenarie e degli indigeni degli atolli. Arrivo all'ultimo semaforo prima dell'ufficio che mancano 2 minuti alle otto. Essendo la via principale di accesso a Milano da una manciata di comuni vicini, c'è un blocco dei vigili. Che ci aiutano a rispettare le regole. Manca un minuto, il verde non arriva. Eccolo, verde, scatto, prima seconda e sgasata. Passo davanti al blocco. Parcheggio. In armonia con il creato mi appisolo sul sedile della Vecchia Cicciona e sogno Madre Natura uguale a quella dei Puffi. Passeggiamo insieme nei boschi, a piedi nudi. sotto c'è una musica celeste. Siamo in armonia. Siamo in armonia di brutto. Corriamo spensierati. Arriva anche Grande Puffo. E' proprio lui, rosso e blu. Corre insieme a noi, inciampiamo tutti e tre. Cadiamo in armonia. Non mi faccio male perchè atterro su un grande prato verde dove nascono speranze. Madre Natura mi salta sopra. Uh, che armonia. Intravedo qualcosa. Nudità armoniche. Ma mentre Madre Natura tenta l'approccio mi accorgo che si tratta di Platinette. Mi parla nell'orecchio. Aiuto, altro che armonia. Grande Puffo è lì vicino a guardare. Emette un suono tetro, orchestrale, inadatto a un puffo. Flatulenze cosmiche. Una gigantesca puzzetta. Troppe puf bacche. Mi sveglio di colpo. La puzzetta di Grande Puffo non è altro che lo sbuffo della 56, l'autobus che sfiora la mia macchina nonchè la taglia di Platinette. Che nel frattempo parla in sottofondo alla radio. Spengo ed esco. Aria gelata, odore di catrame, cielo sfumato al grigio. Armonia sto cazzo. Io devo sbattermi per risparmiare un dado di smog e nessuno firma il protocollo di Kyoto. Ma la 56 non inquina più di dieci macchine? ci bevo sopra un macchiato. Con tanta schiuma. Rimane la traccia sui baffi. La rabbia rimane inutile se non convogliata. Meglio non pensarci. Perchè pensarci è troppo da... insomma non vorrete polemizzare proprio su tutto... tutto tutto... Per restare in sintonia mi faccio girare solo un coglione, così è dispari...
Gentili lettori sono stato in trasferta, l'ho fatto un po' per me ma anche un po' per voi. Sono andato in quel di Londra. Chi non la conosce, credo un po' tutti ma chiedo......chi veramente la ama? Mmmmm non saprei, alcuni risponderebbe: "...miiii tempo di merda, gente di merda, prezzi da capogiro, un caffè ti costa circa 3000 lire del vecchio conio (come insegna il buon Bonolis), no no zero a Londra non riuscirei mai a viverci"; altri potrebbe controbattere, altri ancora potrebbero essere d'accordo con l'affermazione precedente. Non lo so signori io posso solo dire che se solo ci fosse la metà dell'atmosfera che si respira e dei colori che si osservano a Londra anche a Milano, la città sarebbe molto più vivibile. D'accordo gli inglesi non sono dei santi, alle sei del pomeriggio sono capaci di essere già ubriachi a rotolarsi per le strade di covent garden, ok ma anche noi non siamo da meno, a mezzanotte siamo capaci di impastarci contro il primo palo fuori dalla prima discoteca che ci viene in mente. Ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti però ragazzi, parlo personalmente, che città fantastica! Vi assicuro uno cosa, se per caso qualcuno di voi non riesce a rintracciare più un suo amico o è da un pezzo che non si fa più vedere in giro consiglio di fare un salto a Londra; oh mezza Italia è là! Comunque la ragione principale per la quale sono andato è per vedere veramente se in Inghilterra ci sono veramente le prese elettriche diverse dalle nostre e devo dire che il vecchio e caro buon Franz aveva ragione, effetivamente gli anglosassoni ricaricano il cellulare con delle spine diverse. La globalizzazione lì non è ancora arrivata!
A parte questo signori anche i londinesi per quanto riguarda ingnoranza si difendono bene, diciamo che ci danno del gran filo da torcere. Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare. Un tipo tutto distinto, tutto incravattato, un personcino a modo entra in un locale con altri amici e comincia a sorgeggiare con una classe tutta british la sua pinta di birra. saranno state le 18-18.30 circa. Bhè verso le 19.15, e non sto enfatizzando l'accaduto, la stessa persona era sul pavimento del pub che simulava una break-dance stile Don Lurio e usava la cravatta come lazo per cercare di accalappiare la prima femmina potenzialmente fecondabile che gli capitava a tiro.Che popolo fantastico. Ora immaginate una domenica mattina come tante altre, siete reduci da una serata dove avete fatto le 5 del mattino piegati in due dai cuba che avete bevuto e collassate sul letto in stato di morte apparente. Bene quello ero io domenica scorsa. Ero bello placido che boccheggiavo sul mio letto d'albergo quando, ad un certo punto, verso le 8.20 del mattina comincia a suonare l'allarme antincendio con un sibilo veramente fastidio e continuo. A quel punto io e la mia amica, ancora rincoglioniti, dopo aver capito chi eravamo e cosa ci facevamo lì cominciamo a metterci le prime cose che avevamo a portata di mano per scendere nella hall dell'albergo anche se nessuno dei due poteva veramente credere che ci fosse un vero incendio. Stavo per uscire dalla stanza quando butto l'occhio verso la finestra che si affacciava nel cortile che dava sulle altre stanze e vidi il genio, il vero genio di Londra. Un tipo, che nel marasma più totale, nel panico che nel frattempo si stava creando nei corridoi, era alla finestra....ancora in pigiama....con dei paraorecchie di pelo rosa sulle orecchie(appunto) per ovviare all'insopportabile suono che emetteva l'allarme.....con il viso ancora un po' assonnato.....che, con tutta la calma di questa terra, si fumava una sigaretta! Ho visto lui e da lì la mia vita è cambiata. Basta così poco direte voi....io vi rispondo: dovevate vederlo e avreste capito anche voi un sacco di cose. Una volta visto lui, mi sono risvestito e sono ritornato a letto. Probabilmente quello era la stessa testa di cazzo che ha fatto partire l'allarme ma poco importa, Lui (con la elle maiuscola) è un illuminato. Signori il mondo è bello perchè è vario.... e meno male che è così. Alla prossima volta dal vostro ignorante di fiducia.
scrivo veloce, ancora senza l'ausilio delle foto. Sconvolto dal post precedente, vorrei chiedere scusa a tutto il pubblico virtuale. Ma poi penso che tutto sommato è lo stesso pubblico che segue Amici e il Grande Fratello, e mi metto l'anima in pace. Sono sconvolto da un dubbio ascetico. Lavoro senza orario, la mia unica meridiana è rappresentata dal peso specifico delle mie occhiaie. Quando supera il kilo e mezzo mi stacco dal pc. Produco, come tutti devono fare. Dedico molta meno attenzione alla pancetta, che felice acquista volume, e soffro di dolori reumatici che solo i vostri nonni vi possono raccontare. Nel frattempo ascolto: tutti. Ascolto le confidenze omossessuali del nostro giovane Luca ( è un nome di fantasia) che si sente indeciso tra le sue corteggiatrici (numerose, ahime) e il suo ego. Ascolto le confidenze del Presidente ( è un nome di fantasia) che parla di commercio di magliette in due negozi: uno a Como, l'altro a On Line. Geografia multimediale. Ascolto la mia piccola fidanzata, mi fermo a guardarla ( una delle poche cose che mi mette pace) e mi aggiorno sulla situazione dei saldi a Milano. Ascolto Ale (un nome di fantasia), che farnetica di carrelli elevatori, e la sua fidanzata Cinzia, che straparla di provvedimenti giuridici. Subisco le telefonate di Checco ( nome di fantasia pure questo, la fantasia al potere), che organizza la sicurezza per feste immaginarie in date immaginarie. Mi sorprendo a pensare al nostro Krine ( qui non solo il nome, ma anche il personaggio è di fantasia), chissà che fine ha fatto. Mi ritrovo a pensare a Willy (il cui vero nome è Nivea), senza sapere che cosa ne sia di lui. E la cosa che più mi sorprende è che nelle comuni latitanze (mancano ormai da un pezzo serate storiche) è nel piccolo quotidiano che ci si ritrova. con questo cosa voglio dire? Semplicemente che anche in periodi come questi, in cui il tapis roulant del mondo è al massimo, c'è sempre tempo per ritrovarsi. a voi le storiche riflessioni sul valore dell'amicizia. Noiose? Poco male.... la vita è fatta anche di periodi così. Vi lascio con una riflessione, che in coda questa mattina mi ha raggiunto rovinandomi la giornata: ma "dio tassista" (esclamazione da me espressa per cause stradali) è una bestemmia o una semplice dimenticanza d'apostrofo? (chi non dovesse capire può cercare risposte nei commenti
I consigli de IL BRADIPO #1
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IL SOGNO AMERICANO SENZA SPESSORE
Nato e cresciuto nella grigia periferia ovest di Milano, guardando a ripetizione Western, film con Terence Hill (poco importa aver scoperto più tardi la maggior parte di questi essere produzioni Italiane) e il mitico “Vacanze in America” con Gerry Calà, sono sempre stato attratto dal fenomeno USA, e quando dico attratto intendo per molteplici cause. Tra queste, il linguaggio e tutte le sue sfaccettature costituiscono tormento quotidiano, causando strane alchimie cerebrali, che mi portano in ogni momento a tradurre quanto più possibile: canzoni, nomi di città e così via! Riosservo e analizzo qualche traduzione:
-Canzoni
“AN OPEN LETTER TO NYC”
Brooklyn,
from the battery to the top of
asian, middle-eastern and latin,
black, white,
“UNA LETTERA APERTA A MILANO”
Baggio, Quarto Oggiaro, Navigli e Barona,
dalla povertà all’eccellente Zona Tortona,
asiatici, peruviani e meridionali,
bianchi, neri, Milano non hai uguali.
Incredibile a leggersi…questo ritornello dei “Beastie Boys”, tratto dal loro ultimo eccellente CD e attuale singolo, se riambientato e tradotto (non necessariamente alla lettera) sarebbe degno dei nostri “Gemelli Diversi”…il che mi rattrista. Non contento, provo a tradurre i nomi delle due band e mi ritrovo con i “Ragazzi Bestiali” e i “Different Twins”…sconvolgente come la traduzione valorizzi tutto a loro favore…e lo stesso accadrebbe con altri gruppi: “Rosso Piccante Pepe Chili” (Red Hot Chili Pepper), “Le Porte” (The Doors), “
-Film & Telefilm
Esemplari le differenze in questo campo, se facessimo come gli spagnoli tradurremmo alla lettera ogni titolo, consci invece dell’inadeguato significato della traduzione che otterremmo, ad es. “L’Auto Eccezionale” (Supercar), “
-Città
Anche i nomi delle città e paesini sono più originali; non avendo però in molti casi una traduzione plausibile, provo a invertire la rotta e ottengo così nomi strepitosi come: “Have-your-fat” (Abbiate-grasso), “Cor-hand” (Cor-mano), “G-hear Vis-counts” (G-udo Vis-conti), “If-a-needle” (Se-n-ago), “Cus-needle” (Cus-ago), “Three-face” (Tre-viso).
-Multinazionali
Facendo una semplice associazione di idee con il computer su cui lavoro, la prima multinazionale che mi viene in mente è Microsoft, sarebbe lo stesso se si chiamasse Micromorbido o forse penseremmo più ad un assorbente interno??? Sarebbe ancora ultra-miliardario Bill Gates??
Provo una grande ammirazione davanti a queste performance linguistiche, senza per questo denigrare la mia lingua madre e tutta la sua storia…in fondo…per quanta ammirazione io possa avere per lo Stato a Stelle e Strisce, non rimango nel mio allucinogeno viaggio mentale costantemente, ma ritorno ogni volta che mi siedo a tavola per mangiare, poco importa cosa e dove…in fondo il bello degli USA è solo frutto del mio immaginario…ora vado a mangiare due Spaghi, il Cane Caldo (Hot Dog) non cambierà sapore solo per una miglior traduzione!!