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*loading* calici di ottimo rhum

Raccontare rimane il miglior modo di spiegarsi le cose da soli

mercoledì, 28 giugno 2006
Sliding Door Atto Secondo

Se non fosse stato per quel gol all'ottantasettesimo ( Aloia in rovesciata, giudicato il miglior gol del Mondiale 2006) saremmo andati ai supplementari. Invece l'Australia ha vinto con noi, con la Svizzera, con l'Argentina e anche la finale con il Ghana.  Marcello Lippi è stato arrestato, al suo ritorno in Italia, con la motivazione ragionevole di "essere o pensare cose non favorevoli all'audience". E' in cella con Moggi e Vittorio Emanuele. Unico vantaggio è che i due ( che fanno sedici cellulari in due) tra di loro non si chiamano. Nell'irreale silenzio della cella sta scrivendo le sue memorie.  Al referendum costituzionale ha vinto il NO, e Umberto Bossi come promesso si sta preparando per andare a vivere in Svizzera con Calderoli e Borghezio. L'ambasciata svizzera ha dichiarato chiuse le frontiere, e ha richiamato tutte le guardie di stanza in Vaticano. Il Papa gira senza scorta, e ha dovuto far armare due cardinali che usa come bodyguards. Richiamato d'urgenza Milingo presso la Santa Sede per i turni di guardia notturni.  Hanno trovato una signora che tentava di murare vivo il marito nella parete della cucina, infilandogli una vigorsol in bocca, tentando di realizzare un condizionatore amatoriale. Le Terrazze dello Ignorante stanno diventando il locale più chic di Milano, sia per gli uomini che per le zanzare ( ingresso esemplare femmina gratis, maschio riduzione autan).  L'Elegante, grazie a un miracoloso intervento divino, ricomincia a camminare e parallelamente a presentarsi nei locali che contano.  Spuntano nuovi neologismi, ad esempio il bidonare ripetute volte gli amici, il non presentarsi a serate organizzate in prima persona è oggi chiamato Loping. Fare Loping ( dal suo fondatore il Lopa) è pericoloso davanti all'Ispettore Monazzo, che confondendolo per dooping non ha mezze misure ( nemmeno in privato).

Irreale conclusione di tutto: giovedì sera presso il 4cento, esposizione delle collane della Signora.

On the Sliding doors....

 

Wrote from: ilfranz a giugno 28, 2006 17:03 | link | commenti (5)
il franz

giovedì, 22 giugno 2006
Le serate Dell'Ignorante

Ore 21.00, Cascina Monluè, Milano, Giuliano Palma and the Bluebeaters.

Non esserci significa perdere un ottimo concerto, ottima musica, grandi bevute, magari qualche broccolo, ma soprattutto Le Danze dello Ignorante.

Nel panorama ska lo Ignorante è anche conosciuto come Meccano, grazie ai suoi movimenti aggraziati e precisi stile Totò le Mokò.

 

 

 

 

Wrote from: ilfranz a giugno 22, 2006 15:16 | link | commenti (4)
il franz

martedì, 20 giugno 2006
Cassio e Desdemona

"Estate 1997, su una barca che fa il giro della Turchia il mozzo di cui ho dimenticato il nome, mi avvicina all'Othello, o Reversi. Partite interminabili, in cui vinceva sempre lui per due sostanziali motivi: insieme alla scatola dell'Othello tirava fuori anche una busta di marijuana dalla quale attingeva abbondantemente con sigarette a cui lui era sicuramente più preparato di me. E di conseguenza barava come un pazzo".

Il mozzo non sapeva di aver scatenato in me un male oscuro: la dipendenza. Lasciata subito perdere la marijuana mi sono concentrato sul giochetto. In un mese avevo comprato una scatola con tavolo di legno e pedine smaltate, manuale professionale e timer. Proponevo a tutti di giocare. A mio padre, alla mia fidanzata, agli amici, ai nipotini, ai colleghi. E tutti accettavano accondiscendenti, non sapendo di fomentare in me il mostro.  La cosa è andata scemando solo grazie alla riscoperta degli scacchi, dove riuscivo a perdere anche con mio nipote ( allora 7 anni).

Ricordo nitidamente il pomeriggio in cui smanettavo sul nuovo pc, appena installato in casa. Tappa obbligata nei giochi ed ecco la mostruosa scoperta: c'è Othello. Non una banale versione di Othello: Othello in Rete. Da qui in poi la mia storia è una delle tante storie di dipendenza da una droga: i giocatori di tutto il mondo a portata di mano, divisi in tre livelli (principiante, intermedio ed esperto). Le mie notti passate a sfidare Esperto Ebraico, Intermedio Svedese, Principiante Spagnolo non le auguro a nessuno. Nemmeno la vittoria mi dava più gusto.  Il lato divertente della cosa è che il giochino ha una chat fatta con messaggi pre impostati del tipo: Ciao, Bella Mossa!, Sono in Difficoltà!, No, Si, Giocherò ancora in Zone. com. Il gioco mi permetteva di chiudere le partite vincenti con un :-). Ma in caso di partita difficile, o addirittura di sconfitta il dramma era trovare il modo di offendere il mio avversario ( noi sportivi siamo sempre di meno).

Partita del Franz VS Esperto Cinese:

L'Esperto Cinese mette in difficoltà Franz con una apertura verso il lato sinistro. Franz scrive dodici volte "no" nella chat, senza fare una mossa. Esperto Cinese abbandona la partita lasciando la vittoria a Franz che va subito in cerca di un nuovo avversario.

Poi di colpo, miracolo!, tutto si è tranquillizzato ed ho potuto ricominciare un'esistenza normale.

Fino a ieri sera, quando la spia della coscienza si è riaccesa. Ma dai, faccio solo una partitina ( ore 21 48). Ma si, l'ultima ( ore 23.59). Questa per vincere poi basta ( ore 1.35).

Aiuto qualcuno mi salvi 

( o qualcuno mi sfidi se ha il coraggio.)

 

Wrote from: ilfranz a giugno 20, 2006 19:13 | link | commenti (6)
il franz

lunedì, 19 giugno 2006
Il Gemellaggio Franz & John

John Caputo è nato a Traverse City, nel Michigan, in un piovoso lunedì pomeriggio di maggio di 28 anni fa. Io e John siamo nati a maggio. Il padre di John, un tizio abbastanza silenzioso, ha fatto di tutto per far crescere John in una condizione migliore di quella in cui aveva dovuto barcamenarsi lui. Di sicuro quando Carmine Caputo e sua moglie Rosaria Maggiello in Caputo erano sbarcati dal mercantile battente bandiera cipriota non avevano il becco di un quattrino. E due anni dopo, quando Rosario era nato la situazione era rimasta simile. A fare il pizzaiolo in una città di boscaioli abituati a mangiare bistecche alte più di tre pollici, non si diventava ricchi. Per questo Rosario, alla nascita di John, aveva deciso di andare a lavorare nella segheria vicino al paese. Una merda di lavoro, con un sacco di polvere e tanti dollari quanti ne bastano a  vivere in America. John è cresciuto nell'agio che può avere una famiglia di migranti. Suo padre aveva sempre insistito perchè John non dimenticasse la sua terra, la Sicilia. Così John si era fatto un paio di viaggi a Palermo, diversi anni fa. E, prendendo in parola in padre, aveva deciso di sposare una ragazza di origini siciliane, Mela Maggione. Anche in questo io e John siamo messi uguali. John, sabato pomeriggio si è seduto davanti al televisore per cercare qualcosa di interessante. I Michigan Pair avevano appena vinto una delle più combattute partite della NBL. Con un po' di zapping John è caduto su qualcosa di davvero strano: una partita di calcio. Lo sport famoso in Italia. E, guarda un po', la partita era proprio USA-ITALIA. Anche se John era a corto di regolamento, si fermò a guardare. Suo padre, dal 1988, data di ingresso in casa della tv via cavo, si faceva delle levatacce certe volte per guardare il calcio. E John lo sentiva imprecare contro il televisore. Lui preferiva di gran lunga il baseball, sport più intelligente. A quanto pare la partita non va un gran chè per gli americani. Stanno perdendo 1a 0. Da quanto si ricorda, le partite di calcio non sono come quelle di football: finiscono sempre poco a poco, tipo 1 a 2 o 2 a 0.  Poi uno dell'Italia la mette nella sua meta, senza che il goalkeeper possa farci nulla. Anzi, rimane lì, con una espressione straordinariamente equina a guardare il suo compagno di squadra. Poi c'è una sostituzione di uno biondo con uno che ha un cognome che sa di immigrato: Gattuso. Che faccia! Sembra un cane arrabbiato. John osserva come il nuovo arrivato pompi la squadra. Sono carichi, urlano tutti e si incitano. Sembra proprio che debbano andare in meta. Invece è Carlos Bocanegra che preoccupa gli italiani. Il commentatore dice che non è una delle più belle partite di questi ragazzi. Poi finisce tutto, e gli italiani se ne vanno imbronciati dal campo. Pubblicità e poi inizia la diretta di una gara di pesca. Che pomeriggio fiacco per John, che serata di merda per Franz.

Ma Luciano dove minchia sei finito. Qui gli arbitri ci arrubano e per uno schiaffetto sulla guancia ci espellono. Io e John siamo tra i pochi che guardando la partita non sognavamo di essere nei panni di Marcello Lippi. John non sa nemmeno chi sia, io sono flemmatico. Certo è che vedere una partita così di merda fa rimpiangere i bei tempi in cui almeno c'era Moreno.

E le facce deluse dell' Ispettore Monazzo e di Renato, ubriachi fradici, facevano capire quanto sia importante per noi una partita di calcio, mica come per gli americani, che la usano solo come scusa per bere.

E sia, John, magari a baseball pareggiamo...

Wrote from: ilfranz a giugno 19, 2006 22:44 | link | commenti
il franz

venerdì, 16 giugno 2006
Stronzo chi legge

Si consideri il testo che segue, per i ragionamenti che contiene e per la logica che ha intrinseca, adatto ad un pubblico che beve quantità di rhum superiori alle stronzate che dice in un giorno ( supposto che una stronzata possa pesare quanto un bicchiere di rhum piccolo). Gli altri vadano in siti più adatti alle loro membra come questo.

Ieri sera, colpevole il primo maledettissimo caldo, mi sono abbandonato sul letto frastornato e molto stanco sperando nella comparsa di tre cose: un alito di vento, un condizionatore sopra il letto, un filippino con palma pronto a sventolare per tutta la notte. Assorto in un inizio di delirio ho lasciato che il sonno prendesse il sopravvento fino al momento in cui, aprendo gli occhi, ho costatato con sorpresa di non essere solo nella stanza. Ai piedi del mio letto, eretto nella sua possente figura, si scagliava Pierino C., detto Pipì, al secolo mio nonno paterno. In grande forma, con una professionale canotta associata a bermudino bianco attillato e zoccolo Dr. Schulz, il mio famoso avo mi guardava dritto negli occhi con una faccia severa. Non ho avuto modo di conoscerlo a fondo, ma le sue gesta sono famose e tramandate nella nostra famiglia con un non so chè di epico. Cocchiere prima, camionista negli anni in cui il cavallo stava smettendo di tirare, mio nonno non si è mai tirato indietro davanti alla vita, che a ben vedere gli ha riservato un trattamento quantomeno stronzo. Si è sciroppato due guerre mondiali, da popolano, una dittatura non proprio cordiale con quelli come lui, un tentativo di deportazione, un infartino e il totale declino dei camion monocilindrici. Con il suo perfetto e ostinato stile low profile, il mio avo è sopravvissuto a un Duce, tre parroci, una dozzina di sindaci, una pallottola, due chirurghi, una serie di parenti sciroccati, due diagnosi sbagliate, morendo poi per l'unica diagnosi giusta. Al mondo ha lasciato una fitta rete di memorie sulle sue peripezie, un figlio a cui ha donato diverse cose, tra cui le calvizie e l'infartino di mezza stagione, una figlia ben sposata, un casolare con terra annessa, una vespa 190 GS e qualche tassa non pagata. E' morto nel 82' , senza fare in tempo a vedere l'Italia vincere i Mondiali, apparendo poi in sogno con discreta regolarità a suo figlio, mio padre, che non credendo nella numerologia non ha mai sfruttato l'occasione. Di quello che lui e mio padre si dicano durante le  sue improvvisate nessuno sa con precisione. Ha avuto anche la correttezza di apparire in sogno a mia nonna, sua moglie, la notte prima che lei morisse, alla veneranda età di 98 anni, annunciandole "che la stava aspettando". Le sue apparizioni non sono legate ad eventi particolari, e non ne consegue necessariamente nulla. Sono "capatine", che solitamente vengono poi raccontate durante il pranzo della domenica, occasione ideale per rispolverare qualche "must del Nonno".  Eccone una breve selezione, su cui ho cercato di documentarmi. La veridicità è abbastanza alta, anche se in famiglia siamo dei gran narratori.

1. Al primo posto "il Nonno e la cassapanca": durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, il prode vecchio nascondeva i figli e la moglie nell'armadio per poi incunearsi nella grande cassapanca di mogano nella corte della casa di Cantù. Elemento di rilievo è il fatto che si chiudeva nella cassapanca con la sigaretta accesa ed un coltello.

2. Secondo ma per poco "il Nonno per il sociale": evento con numerosi testimoni e una medaglia della Repubblica che ne assicurano la veridicità ( anche se tra il 46 e il 50 saranno state date 290.00 medaglie, per motivi più o meno giusti). Il nonno, allora autista e pilota di un poderoso OM Marziale, furgonato a 4 marce, con il quale si arrampicava per l'Italia per consegnare botti di vino, era solito nascondere nelle botti vuote degli ebrei, per poi scaricarli in zone più sicure. Questa sua deportazione al contrario non gli ha fruttato un gran chè economicamente, ma il piccolo Schinder della Brianza ha fatto del suo.

3. "Le pere della moglie del Maresciallo": evento avventuo a Frassinoro, comune infilato tra i colli emiliani, terra natia della mia famiglia, noto per la Trattoria di Zio Attilio, (zio di mio padre) e per essere già semi deserto all'inizio del secolo. Durante l'estate ( una estate imprecisata, la cui collocazione slitta parimenti allo scorrere degli anni di mio padre e di mia zia, testimoni) mio Padre, mia Zia e il suo futuro marito Alfeo decidono di rubare delle pere dall'albero della proprietà del Maresciallo di Frassinoro. Che in famiglia non si sia capaci di fare male a una mosca lo si sa da parecchio, infatti i tre vennero pizzicati dalla moglie del maresciallo che optando per la linea morbida li diede in pasto a mia nonna, la quale si limito a picchiarli, cazziarli, metterli in castigo e a praticare altre torture. Al suo ritorno a casa, il Nonno chiese il motivo del clima mesto. La nonna spiego che i tre avevano tentato di prendere le pere della moglie del maresciallo. Il Nonno, in gran forma, comunicò che le pere della moglie del maresciallo avevano un gran perchè anche per lui, seppure quelle della nonna erano appena più belline.

E la storia mitologica del Nonno potrebbe andare avanti per molto. Siamo una famiglia con una radicata tradizione, e amiamo raccontare a chiunque l'Epopea dei C., ma qui mi fermo per pietà.

Sicchè, nel dormiveglia, con il Nonno davanti, avrei voluto dire un sacco di cose. Ad esempio che ero piacevolmente sorpreso della sua venuta, perchè io solitamente sogno il ramo parmigiano della famiglia, e ad esclusione dello Zio Attilio (morto suicida sulla spiaggia di Genova dopo aver appreso dello scioglimento del Partito) lui era il secondo C. E poi avrei anche voluto anche qualche consiglio, e perchè no un paio di numeri del lotto. Ma il Nonno, lapidario e solenne, si è avvicinato al cuscino con due passi, guardandomi dritto negli occhi e incrociando i polsi dietro la schiena. Si è fermato a venti centimetri dalla mia faccia, ha sospirato profondamente, e ha fatto per iniziare a parlare. Io, immobile in attesa di un suo messaggio, numeri del lotto, previsioni di morte, consigli di vita, suggerimenti sul futuro o quant'altro, lo fissavo in attesa. Dopo un secondo sospiro, molto più profondo, il nonno ha chinato la testa, lasciando i suoi occhi sui miei, e mi ha detto una cosa che non dimenticherò facilmente. Una di quelle cose che lasciano di stucco. Si è girato ed è sparito attraverso il muro vicino alla finestra. Una frase che non mi ha lasciato dormire, un pensiero che mi farà riflettere per anni, un motivo di vita, una frase criptata. Che cosa mi ha detto? Nulla, semplicemente:

 

"non fare lo stronzo"

Ed è la prima volta che manifesta anche il dono della sintesi.

 

 

Wrote from: ilfranz a giugno 16, 2006 20:05 | link | commenti (6)
il franz

sabato, 10 giugno 2006
Niente da capire

Protesi di un racconto, che forse avrà anche una fine, sicuramente ha un'ottimo inizio. Racconto che nasce su un tavolo di un locale, ad una strana festa di addio, per un amico che salutava i suoi legamenti brindando con rhum e modelle. Racconto che dovrà essere dedicato a qualcuno, ma che in verità stravede per rimanere sospeso.

Lui adesso vive lontano, e ha smesso di chiedere in giro di lei.  In verità ha smesso di fare molte cose. Se ne va in giro con un cappello bianco di paglia, che ricorda tanto il mare. Il cappello è pieno zeppo di ricordi, e forse è per questo che la sera, quando lo toglie, deve innaffiare il cuscino con molto wisky. "tu saresti perfetta per me" le aveva detto, poco prima di vederla partire. E non aveva nemmeno fatto in tempo a chiederle perdono.  Teneva una foto, bianco e nero, in cui si vedeva lei sorridere mentre lui le annusava il collo. Quella foto era l'unica cosa a colori della sua vita, adesso. Pezzi di chiacchere, parole sussurrate, sorrisi e mani che scivolano veloci per trovarsi. Roma, Milano, Barcellona. Di Roma ricordava la stanza piccola e gelata, in centro. Nel centro del centro del mondo. E ricordava lei sotto il sole di gennaio. Lei era come Roma. Di Milano portava la tristezza negli occhi. "due come noi non dovrebbero lasciarsi mai" le aveva detto davanti alla stazione. E sembrava che la pioggia fitta e il cielo nero fossero perfettamente daccordo. A Barcellona si può correre in macchina, e lo avevano fatto per parecchio tempo, prima che lui si dimenticasse di chiederle perdono. Era il 1997, anno di merda a ben vedere. Era stato costretto a vederla partire. E poi a smettere di aspettarla. Certe volte è difficile che torni una sensazione.  Per questo si era sempre più convinto che non poteva più esserci nulla dopo gli anni 90. Adesso, sul cuscino macchiato di wisky, c'è il cappello. Ci vuole poco per far cambiare le cose. Ci vuole poco per ritrovare un profumo su una vecchia foto. Fino al momento in cui capì che non c'era nulla da capire. Precipitare era diventato l'unico modo per non pensarci troppo. Solo che il cuscino non era un paracadute. E la cosa più vicina a precipitarsi era la sua moto, costruita molto prima degli anni 90, comprata in una cantina piena zeppa di muffa e buio. Le aveva dato il suo nome. E accarezzare l'acceleratore, sulla statale, era come annusarle il collo. Per questo aveva anche smesso di portare il cappello bianco, sostituito da un casco talmente fuori moda da sembrare di classe. E accellerava il più possibile, sentendo i cilindri scuotere il ferro sotto il suo culo. Era la cosa più vicina a un suo bacio, con la stessa senzazione che tutto fosse risolto. Frenando la sentiva ridere, come rideva lei davanti al vino. Bruciava chilometri e gomme, per statali pensate decisamente prima degli anni 90, arrivando in posti  dove si sarebbe aspettato di trovarla. E qualche volta si illudeva di vederla, come quella volta in cui si fermò in mezzo al niente, sotto un cielo di giugno pieno e caldo, in una trattoria rovinata dal tempo. Scendendo dalla moto la vide, seduta sotto la veranda. E non era lei solo per il colore dei capelli. Sono le forme delle cose fatte prima degli anni novanta che sono diverse da tutto il resto. E' il modo di usarle, il trucco per farle funzionare, il passaparola per non romperle, che lo drogava.  Non per entrare nel merito del motore, ma farlo girare era come parlare con lei. Senza voler pensare che la pelle della sella a volte sembrava morbida come il suo seno. E solo lui sapeva cosa volesse dire correre su quella statale. Faceva pensare quando non tornava per sera. Ma solo lui sapeva di doversi fermare quando il cuore era in riserva.  Forse è stato un errore non chiedere perdono, un errore più grande dell'errore per cui bisognava chidedere scusa.   Forse per quello aveva toccato il fondo. Per quelli che provano ad amare non è certo una novità. E non sarà l'unico che piange davanti ad un fanale rotto. Di questo ne sono davvero sicuro.

Ho anche pensato che forse non è chiarissimo, cara Silvia, il motivo per cui considero povere tutte le cose fatte dopo gli anni 90. E, tornando a noi, la ragione per cui ritrovo in questa foto un pezzo di anni 50. Tutta lei ricorda il passato. Per questo è la più bella. Senza nemmeno che un piede possa incontrare l'altro. Ma so che ogni tanto non riesco a spiegarmi bene. L'unica cosa che posso fare è portarti sulla vespa. Li sicuramente capirai.

 

Wrote from: ilfranz a giugno 10, 2006 16:38 | link | commenti (11)
il franz

martedì, 06 giugno 2006
il mese della prevenzione dentaria

Io non ho nessuna colpa, nessuna responsabilità, nessuna possibilità di cambiare. Tutt'al più posso evitare di perpetrare questa tortura alla mia futura progenie. Andrò da qualche ricercatore e gli dirò di togliere dal mio sperma il gene dei: DENTI DA EBREO, conosciuto anche come: DENTI IKEA.

Me lo ripete sorridendo da una decina d'anni, il mio ricchissimo dentista. Dente più grande, possibilità maggiori di carie, anestesia più potente, più tempo, più fatture. Da quando mi ha conosciuto, il mio bellissimo dentista ha scoperto di avere la passione della barca. Così ha comprato "Otturazione Prima", il suo panfilo da 24 metri, con 2 mozzi albanesi compresi nel prezzo. E qui mi si potrebbe dire anche: ma perchè non vai dal dentista della mutua?

Franz adolescente comunista decide di andare dal dentista della mutua (1998):

Raggiungo la sede ASL, ai tempi USL, vicino a casa mia. Al primo piano di una casa popolare, direttamente affacciata sulla ridente circonvallazione esterna, la sede ASL è deserta. Mi siedo davanti all'unica porta. Sulla porta regna un cartello: "Dott. Dal Verme, Ginecologo". Dopo una ventina di minuti la porta si apre e ne esce un abbondante dottore incellophanato in un camice aderente.

"Buon giorno. Mi dica?"

"Cercavo il dentista?"

"Sono io. Piacere, dottor Dal Verme"

"Ma veramente sul cartello c'è scritto ginecologo..."

"Ah si ( si gira per togliere il cartello). Il giovedì. Ma oggi è venerdi, faccio il dentista"

Scappando di corsa verso casa ho telefonato al mio furbissimo dentista per prendere un costosissimo appuntamento il prima possibile.

Il priviliegio del mio dentista è che lui appartiene alla categoria dei dottori possibilisti. Lo chiamo solitamente in preda a picchi di dolore, dopo settimane di antidolorifici e docce di rhum. Arrivo in studio gonfio come un cocomero e con la carnagione giallognola. Mi sdraio e il Possibilista propone 25 possibili malattie/infezioni/ sarcomi. Per migliorare la diagnosi procede con una lastra. Dalla lastra evince altre 74 diagnosi possibili. Sorridendo mi elenca tutte le cure, in ordine crescente di fatturazione. Osservando la mia faccia perplessa prende un sondino di ferro e lo infila nella gengiva con estrema forza. "Ah, bene, è una carie".  Ma il dottore possibilista non si ferma qui: mi propone 2 nuove cure, 3 anestesie, 4 antibiotici da prendere dopo. Di solito lascio che lui stesso scelga. Poi decidiamo il giorno dell'appuntamento, evitando scrupolosamente tutti i week end in cui lui solca il mediterraneo a bordo di "Otturazione Prima".

Il giorno sacro arriva. Il segreto di un possessore di barca a vela è nel mantenerla. Dai piccoli dettagli quotidiani si evince il campione. Prima di sedermi mi fa lavare i denti con un dentifricio che apre apposta per me. Poi me li fa sciaquare con un colluttorio (sapore indeciso tra broccolo e vomito). Poi procede con l'ispezione: "Ah, che denti grossi, qui ci vorrà una doppia anestesia". I restanti venti minuti li occupa nell'aprire tutti gli strumenti sterili che trova sottomano, compresa una confezione di Quattrosaltiinpadella che era li per caso. La sua assistente prepara il tavolo dei ferri, più adatto ad un operazione a cuore aperto che a una semplice otturazione. Ma qui sta il segreto. "Facciamo così: ti tolgo il dente del giudizio, levigo il molare e scavo la gengiva togliendo il nervo infiammato". Io acconsento e mi ritrovo la bocca piena di ferri e sondini. Lo sento tirare, muovere e girare. Lo vedo sudare. Lo sento imprecare. E dopo una mezzoretta mi riporta nel mondo verticale e sorridendo mi dice: "fatto".  Sul tavolino trovo il corpo del reato: un simpatico dente delle dimensioni di una piccola scrivania dell'Ikea.

Ho nove punti in bocca, mi sono giocato lo stipendio di luglio (finito nella nuova randa di Otturazione Prima), e possiedo circa 20 grammi in meno di prezioso osso dentale. Ma la cosa più bella è che ho altri 4 appuntamenti per questo mese.

Occhio per occhio, dente per dente.  (perdente?)

 

Wrote from: ilfranz a giugno 06, 2006 22:08 | link | commenti (7)
il franz

lunedì, 05 giugno 2006
Le Gemelle sono simili

Passo primo:

La Signora mi confessa di tirare tardi davanti a Matrix. Io che sono allergico ai polpettoni di seconda serata, le chiedo se sia a proposito di Cogne. Lei mi dice che Mentana si sta abbibando sulle torri Gemelli, con una sconcertante visione secondo la quale a buttare giù le torri sarebbero stati gli americani stessi. Io, che dal 2001 provo a proporre questa tesi al pubblico, mi sento sollevato: con Mentanta c'è sempre stato un feeling intellettuale davvero profondo.

Passo Secondo:

Per Amore della Signora e per Amore dell'Informazione, smanetto in rete alla ricerca di notizie ed approfondimenti. Trovo milioni di tonnellate di merda che stampo per le letture notturne. Diventerò un dotto. Per Amore.

Passo Terzo:

cerco un immagine con Google da mettere, ovviamente attinente: "gemelle" ricerca immagine. Compaiono 247.500 foto porno di ragazze simili in posizioni davvero interessanti. Delle due torri nemmeno l'ombra. La scarrellata pornografica mi porta a pensare che forse un post sulle torri gemelle sarebbe alquanto inopportuno. Il prossimo post sarà quindi: " Le Gemelle Vacche", servizio dedicato al porno gemellaggio. Con numerosi link alle foto, ovviamente, e conseguente picco di lettori.

Quesito finale:

Che Mentana e i suoi redattori pensino come me? Che sotto sotto ci sia solo l'invito ad andare su internet e smanettare tra la monnezza?

Quesito segreto: Ma Luciano Moggi in quei giorni con chi era al telefono?

Per Amore della mia futura Sposa, solo per quello...

Wrote from: ilfranz a giugno 05, 2006 12:04 | link | commenti (6)
il franz

giovedì, 01 giugno 2006

dichiarazione di intentiLO IGNORANTE A LONDRA:

Messaggio del Franz allo Ignorante: "sei già partito"

Risposta dello Ignorante: "Ies"

Forse partire gli farà bene, forse ha ragione lui, Londra offre di più, forse sarà utile per la lingua, forse stare con Giulia era l'unico scopo (scopo) (si...si c'era il gioco di parole). Bah, comunque almeno yes con la Ypsilon poteva scriverlo. Ignorante di merda.

 

Wrote from: ilfranz a giugno 01, 2006 20:54 | link | commenti (8)